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L’emergenza COVID-19. La didattica scolastica e la formazione degli insegnanti: l’educazione (im)possibile senza la (com)presenza di corpi, menti, affetti e culture

Live talk. Federica Galli (giornalista TRC) dialoga con Laura Cerrocchi (Unimore)
  • A SCUOLA MA NON IN CLASSE
  • Quando il 26/09/2020 dalle 15:05 alle 15:35 (Europe/Rome / UTC200)
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L’università, la scuola (di differente ordine e grado), le agenzie educative extrascolastiche - come il tessuto politico, sociale e culturale più ampio - si sono trovate a confronto con un’emergenza sanitaria da molteplici articolazioni e risvolti (inclusi le povertà e la povertà educativa): il Covid-19, su cui saremo a insistere a livello pedagogico e didattico, tenendo conto dei fattori sociali, culturali e psicologici di tipo cognitivo e affettivo.
Da un lato, assistiamo alla cronicizzazione e/o alla amplificazione delle sperequazioni alla base di mancate e/o ridotte condizioni di integrazione e inclusione sociale e culturale che segnano persone e gruppi; dall’altro, emergono bisogni autonomamente espressi ma anche bisogni - individuali e collettivi - da attribuire (con competenza tenendo conto delle eventuali contraddizioni tra fini e mezzi dell’istruzione e dell’educazione) e prospettare (con progettualità in funzione dell’acquisizione consapevole di saperi intesi cultura e forma di cura di sé, degli altri e del mondo) come compito di comunità e corresponsabilità educativa.
L’adattamento a distanza della didattica (e dell’educazione) ci interroga e impegna nella formazione iniziale e in servizio delle figure a valenza pedagogica e didattica - insegnanti (ma anche educatori professionali socio-pedagogici e dei servizi per l’infanzia e pedagogisti) - e dei processi e delle pratiche (culturali e sociali) di istruzione ed educazione che, a propria volta, le figure a valenza pedagogica e didattica - in formazione iniziale e in servizio (quale sintesi culturale-professionale-esistenziale e/o questione di Educazione degli Adulti) - saranno chiamate e sono tenute a corrispondere e sostenere (come trasferimento e generazione di saperi e relazioni nelle età della vita - tutte segnate dall’impatto del Covid-19 e dai rispettivi interventi: infanzia, adolescenza, giovani, adulti, anziani), senza preclusione e/o emancipando da forme di oppressione, subordinazione e alienazione di genere, di profilo psico-fisico, di classe sociale e di gruppo etnico-linguistico-religioso e, in senso etico, dall’esasperazione del conflitto economico e sociale che segna sia il target, sia le stesse figure a valenza pedagogica e didattica.
A livello politico, accademico e scolastico, sono necessarie una visione e una azione di sistema innervate dalla ricorsività tra teoria e prassi, ricerca-didattica-terza missione, didattica-ricerca-formazione; soprattutto, occorre investire: sulla legislazione e le indicazioni programmatiche relativamente agli ambiti sanitari e sociali, abitativi e lavorativi ma anche educativi (peraltro definendo responsabilmente quanto deve essere pubblico e ciò che può essere privato, tenuto conto dell’impossibilità della fruizione a fronte di fattori economici, logistici e culturali); sul lavoro di rete e il sistema formativo integrato (nella continuità sinergica e strategica e nel riconoscimento dello specifico formativo di agenzie e attori; nel finanziamento di ricerche e azioni di tipo cooperativo e non competitivo); sull’analisi e la messa a punto di setting e/o curricoli educativi (caratterizzati da significativi e validi processi e pratiche di istruzione/alfabetizzazione e di educazione/socializzazione con figure educative e tra pari).